Quand’è che la vostra vita è incominciata veramente?

Oggi sono curiosa, e vorrei proporvi una domanda che mi è stata fatta di recente.

 

Quando è che la vostra vita

Ok: sicuramente un punto di svolta epocale (anzi IL punto di svolta per eccellenza) è stato il momento vero e proprio  della nascita!

Ma ci sono altri istanti nella vita che si imprimono nella mente e nel cuore in modo speciale, indelebile, perché  sono stati talmente significativi da aver causato cambiamenti di tale portata, che magari ci hanno anche travolto come tsunami, ma che, a ripensarci bene, possiamo considerare delle vere e proprie rinascite.

Punti di svolta.

A volte si è trattato magari di attimi di felicità intensa, a volte anche senza motivo.

A dieci anni, durante una passeggiata, mi sono trovata sull’orlo della val di Tede, e guardandomi intorno ho pensato che fosse la casa di dio. Mi sono sentita felice e appagata ed è stato uno di quei momenti in cui, sentendoci parte di tutto, il mondo si apre ai nostri occhi in modo nuovo; tanto è vero che è un ricordo indelebile: mi basta chiudere gli occhi per rivivere quella fantastica sensazione; mi sento come tornata a casa.

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Anche i momenti in cui ci si innamora, sono istanti speciali, in cui sembra di rinascere

A volte, invece, i punti di svolta, sono associati a periodi di crisi profonda. 

Sono quei momenti in cui sembra che non ci siano vie d’uscita.

i momenti in cui dobbiamo imparare a lasciar andare (e quanto è difficile!)

i momenti in cui quando qualcuno ti dice “vedrai che passerà” o “guarda che è dalle crisi che nascono le opportunità migliori” tu vorresti solo strozzarlo! 

Di uno dei miei “punti di rinascita” mi ricordo persino la data: era il 16 agosto di qualche anno fa. Mi sono svegliata di punto in bianco, di notte, con questo pensiero: “Ho due strade di fronte a me: o mi lascio andare e cado in depressione, oppure mi do una mossa e do una svolta alla mia vita” . Ovviamente era la sintesi di un lungo periodo di crisi e di riconsiderazione della mia vita, ma mi ha portato a dedicarmi al counseling e continuare in modo più significativo nel mio percorso di crescita personale. A ritrovare me stessa attraverso il respiro, e wow, che cambiamento è stato!

Sì, a pensarci ora, non è stato un periodo facile, ma lo ripercorro quasi con affetto per il bene che ne è nato. E’ consolante pensarlo. Sapere che veramente i momenti di crisi possono nascondere i semi di una nuova vita.

Se ci prendiamo cura di noi.

Se ci crediamo.

 

E, dunque, quand’è che la vostra vita è incominciata veramente?

Se volete, condividetelo nei commenti 🙂

Sbagliare o non sbagliare? Questo è il problema…

Si sbaglia sempre. Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per imparare. Imparare a non ripetere mai certi sbagli. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato.Si sbaglia per crescere e per maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani.”
 
Bob Marley  

Si dice che Edison abbia fatto quasi 2000 tentativi prima di mettere a punto la sua lampadina; eppure non ha mai mollato.

Michael Jordan sa elencare con precisione quasi ogni tiro sbagliato della sua lunga carriera, ogni partita persa, ogni tiro decisivo mancato. Ma considera ognuno di questi errori la base del suo successo.

error-3060993_640Mettiamoci pure l’anima in pace: sbagliare è inevitabile, prima o poi un errore lo commettiamo tutti. A scuola, a casa, nel lavoro, nelle relazioni, nella vita, praticamente nessun ambito della nostra esistenza ne è escluso. E se qualche errore è davvero minimo (una cena bruciata o immangiabile non è certo la fine del mondo) a volte commettiamo davvero sbagli clamorosi. Con conseguenze anche pesanti.

Ho letto di recente un bell’articolo di Frederick Franget sulla rivista “Mind” di LeScienze (gennaio 2018) proprio su questo argomento.

Franget si interroga sulle diverse modalità con cui si reagisce agli errori. Proviamo a pensarci. Come reagiamo, noi, di solito?

C’è chi generaliizza: non si limita cioè a riconoscere ciò che è solo UN errore, più o meno grave, ma si butta giù pensando “io sono sbagliato”. A scuola mi hanno insegnato bene l’uso del lessico, e quanto può fare la scelta delle parole che utilizziamo: c’è una bella differenza tra “io sono sbagliato” e “io ho sbagliato”! Il primo è un giudizio sulla persona, il secondo considera il comportamento: che cosa è più funzionale? Anche per rimediare all’errore commesso?

Poi c’è chi proprio non ammette errori: anche la più piccola sbavatura rispetto all’immagine perfetta di noi o di come dovrebbe essere la nostra vita si trasforma in una tragedia. Chiediamo troppo a noi stessi, ma se cercare di migliorare è sempre uno stimolo in più, tendere sempre alla perfezione in ogni campo può causare ansia. Si può arrivare ad essere sempre più ambiziosi, ma si può anche ottenere l’effetto opposto: per la paura di sbagliare possiamo paradossalmente diventare mediocri. Ovvero, tendere a obiettivi più modesti, ma più facilmente raggiungibili, rispetto alle nostre ambizioni, alle nostre capacità. Si riduce l’ansia, certo; per contro l’insoddisfazione è in agguato dietro l’angolo.
Se poi la stessa ansia da perfezione la proiettiamo anche sugli altri, quanto si complicano le nostre relazioni…

La paura di sbagliare può portare a un livello di insicurezza tale da spingere a un’eterna incertezza, paralizzante: per paura, alla fine, non si prendono decisioni. Oppure si procrastinano sino all’ultimo, quando proprio non se può fare a meno (e poi dobbiamo correre contro l’ulteriore tensione di non avere tempo sufficiente per farcela).

Chiaro: sbagliare non fa piacere a nessuno.

Però mistake-1966460_640gli errori fanno parte del nostro bagaglio. E cercare a tutti i costi di evitarli può portare a commettere errori ancora più clamorosi. A vivere di rimpianti. Ad accontentarsi. A non raccogliere mai le occasioni che ci si presentano, le sfide, le avventure.

Non dico che bisogna essere incoscienti. La paura è un istinto innato che serve anche a preservarci. Dico che ogni tanto dobbiamo avere coraggio ed osare di mettere il naso fuori dalla nostra zona di comfort e ..buttarci. Sapendo anche che possiamo sbagliare, ma che dai nostri errori avremo magari qualcosa da imparare.

Certo, se sbagliamo, dobbiamo prenderci anche la responsabilità che dai nostri errori deriva, anche se le conseguenze a volte possono essere spiacevoli, difficili (a volte persino imbarazzanti!).

Ma forse a volte, dopotutto, è meglio mancare il bersaglio piuttosto che restare sempre in panchina e non sbagliare mai.

Dove comincia il viaggio

E qui dunque inizia per davvero il viaggio alla ricerca della felicità.
Ok, ok, lo so: come metafora  ricerca della felicità =  viaggio non è un granché originale, ma tant’è: ogni percorso, ogni esplorazione, ogni ricerca in fondo lo è.
Mi viene del resto molto facile pensarlo, sarà perché, personalmente, viaggiare mi rende felice?

Un viaggio, dunque.
Che cosa ci spinge a viaggiare verso la felicità, spesso senza nemmeno frog-897418_640sapere di che cosa si tratta veramente, senza sapere dove questo viaggio ci porterà?

Può essere curiosità.
Il sale di ogni viaggio, l’ingrediente fondamentale di ogni ogni scoperta, una piccola scintilla che ci permette di aprire occhi, mente e cuore sul mondo.

Può essere fuga.
Quante volte ci sentiamo in gabbia, oppressi, troppo presi da pensieri, problemi, preoccupazioni, dolori e avremmo solo voglia di essere…altrove, non importa nemmeno dove, basta essere altrove…

Può anche essere noia.
La noia ci uccide, ma a volte ci salva. Se la sappiamo prendere come un campanello che ci spinge a uscire dalla nostra zona di confort e cercare nuove ispirazioni, nuove idee, a rinfrescare la nostra vita, le nostre abitudini, a respirare aria fresca e nuova.

Può essere disperazione.
Quando ci sembra di aver raggiunto il fondo e ci troviamo davanti a un bivio: lasciarci andare oppure metterci in viaggio.

Può essere insofferenza:  quando  siamo semplicemente stufi  di sentirci sempre un po’ tristi, demotivati, depressi, stanchi, senza energie..

Può essere irrequietezza.

Può essere la voglia di andare per il semplice gusto di muoversi.

Può essere il gusto della scoperta: la ricerca di nuove visuali, di nuovi orizzonti.

Può essere un mix di tutto questo e di altro ancora.
Non importa, anche se conoscere cli nostre motivazioni può essere un buon punto di partenza.

Ci avete mai pensato?
Che cosa vi spinge alla ricerca della felicità?
Provate a rispondere, di getto, senza pensarci troppo, magari scrivendo che cosa viene fuori.
Poi rileggete ciò che avete scritto: e se è emerso qualcosa di particolarmente significativo, se volete, scrivetelo nei commenti.

Parentesi (sono stata assente per un po’…)

Sì, sono stata assente per qualche mese, ed è stato un periodo importante.

Ho iniziato (ed ora concluso) un lungo tirocinio che mi ha portato, finalmente, a conquistare il diploma di counselor.

E’ stato un percorso che mi ha confermato che ciò che conta al mondo siamo noi, ognuno di noi! Tutti portiamo dentro un universo sconfinato e meraviglioso di emozioni, di turbamenti, di energia; tutti possediamo  un carico prezioso di risorse e di potenzialità che ci permetterebbero davvero di vivere una vita … felice, qualsiasi significato ognuno di noi dia a questa parola. Non sprechiamo tutto ciò, spolveriamo  ogni tanto la nostra vera identità, prendendocene cura, scoprendola, portandola alla luce, senza più tradirla.

Sono grata a ciascuna delle persone che ho incontrato, Ed ora sono pronta a riprendere con voi questo (in definitiva mai interrotto) viaggio alla ricerca della felicità.

Ma …vi siete mai chiesti che cosa sia, per voi, la felicità?