Su fine agosto e sull’arte di sognare

Un po’ per caso questa settimana è nata all’insegna dei sogni.

E’ ancora agosto: e anche se ho già ripreso il solito tran tran sento ancora sulla pelle la lentezza dell’estate e, a dirla tutta, sono restia a separamene: parla di vacanza, di natura, di silenzio. Parla, appunto, di sogni. Anche la luna piena di questi giorni, incredibilmente grande, rossastra, incantata, sembra invitare ai sognare.

Il sogno è l’infinita ombra del Vero.

(Giovanni Pascoli)

Godiamoci allora le prime ombre lunghe delle sere di fine agosto, sature di estate e preludio di autunno, prima di farci prendere dall’ansia dei buoni propositi settembrini… di cui avremo modo di parlare. Dal prossimo post sarò più pratica, promesso ☺️

Si apre con questo articolo una nuova rubrica del blog (un piccolo sogno da realizzare?), che parlerà di libri, racconti e poesie. O meglio si parlerà poco e si ascolterà molto, come si conviene, del resto a un sito che nel counseling (e quindi nell’ascolto) vuole avere il suo fulcro. E mi piacerebbe molto, quindi, dare spazio alle vostre voci. Sapere che cosa ne pensate dei brani che vi proporrò, non tanto sull’aspetto letterario, piuttosto sulle emozioni, sulle sensazioni sulle reazioni, positive o negative, che vi susciteranno. Mi piacerebbe, magari, anche pubblicare pezzi vostri… mi aiuterete? Per me è importante e, insieme, potremmo creare qualcosa di piacevole: un altro piccolo pezzetto di felicità.

Inizio con un piccolo racconto a cui per certi versi sono molto legata. E’ di fantasia, certo, di sicuro è un mio sogno.

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Il venditore di sogni.

Mi alzo come al solito ogni mattina e sorrido.

Adoro il mio lavoro, per me ogni alba è una soddisfazione. 

Come ogni sera, del resto. 

Mi siedo lì, sullo scalino di casa mia, un bicchiere di buon vino, una sigaretta, la musica del vento, e guardo in cielo la luna e le stelle. A loro racconto la mia giornata. Poi svolgo il pacchettino che ho confezionato pian piano durante il giorno e lo spedisco su. Lo guardo salire a poco a poco, disfacendosi dolcemente, sfilandosi a poco a poco. Lo osservo mentre diventa sempre più sottile ed evanescente, fino a diventare poco più consistente di un filo di fumo, fino a scomparire da qualche parte, non ho ancora ben capito dove, lassù, nell’universo.

Poi posso finire la giornata, spengo un po’ la luna, non troppo, e mi addormento.

Di mestiere faccio il Venditore di Sogni.

Credete sia facile?

Niente affatto.

C’è più diffidenza nei miei confronti che in un venditore porta a porta di enciclopedie passate di moda o di aspirapolveri o di truffe.

Prendete la divisa che mi tocca indossare, per esempio.

Il “Regolamento per il Perfetto Venditore di Sogni” prevede calzettoni a righe bianche e rosse, brache bianche al ginocchio e una giacca rossa con alamari dorati. Consigliati capelli impomatati e baffi all’insù. Ora, ditemi voi se ad andare in giro agghindati così non si rischia di sembrare un pochino ridicolo. Specialmente se si deve girare con il piccolo carro regolamentare, che assomiglia molto ai carretti dei gelati che si vedono talvolta dipinti sui libri di fiabe vecchio stile.

E poi, non è mica facile trovare i clienti giusti.

Prima di tutto devono essere speciali. Devono crederci, nei sogni. Devono volerli. Con il cuore e con l’anima. 

Vedete quel signore là? Lui sogna di vendicarsi di un torto subito. Non posso certo regalarglielo, quel sogno, non credete? Certi colleghi lo fanno, ma io no. Io preferisco sogni gentili, garbati, forti e intensi, passionali ma buoni. Cosa ci volete fare. Sono fatto così. Non diventerò mai ricco, lo so, ma non posso farci niente. Sono fatto così.

E quella bambina? Sta giocando felice sulla piazza, creando bolle di sapone, correndo, ridendo, ogni tanto guarda di soppiatto la sua mamma e sorride. Ecco, sapete, lei non sarà mai una buona cliente. Lei i sogni li ha già. 

La sua mamma, piuttosto. Siede sul muretto che circonda un’aiuola, sulla piazza, e guarda sua figlia con gioia mista a orgoglio, come solo le mamme sanno fare. Ma il suo cuore non è felice. Di sottecchi sta osservando un uomo, seduto su una panchina a pochi passi da lei. Anzi, da qui posso vedere la sua mente che febbrilmente sta cercando di calcolare quanti sono, quei passi che la separano da lui. Cinque? Sei? Ma che importanza ha, sta pensando, a volte pochi metri equivalgono a migliaia di chilometri. L’uomo si sta asciugando una lacrima e lei vorrebbe asciugarla con un bacio, ma non può. Vorrebbe abbracciarlo stretto stretto, ma non può. Vorrebbe stringerlo a sé e amarlo, ma non può. E deve stare seduta lì, su quel muretto, tra bolle di sapone che volano alte come i suoi sogni.

Anche loro non saranno mai buoni clienti.

Sognano già.

Perché?

Perché sanno sognare, ecco tutto. Perché sono miei vecchi clienti! Ci credete se vi dico che fino a poco tempo avevano quasi rinunciato a sognare? Poi mi hanno incrociato per caso, e invece di ridere e tirare dritto si sono avvicinati e, timidamente, un po’ diffidenti, sottovoce, per non farsi sentire dall’altra gente mi hanno chiesto: “Scusi, quanto costa un sogno?”

E hanno avuto il coraggio di pagare tutto il prezzo! Sì, davvero, giuro, è proprio così! E allora una sera ho svolto il pacchetto contenente i loro desideri e l’ho guardato salire al cielo, verso la luna, come un filo argentato. E i due fili si sono intrecciati come per magia, così anche i loro sogni si sono uniti. E si sono trovati a sognare insieme.

Pagando il prezzo richiesto, per intero, niente sconti (su questo sono piuttosto categorico: niente sconti, niente credito).

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Perché un sogno non ha prezzo.

O forse, ha un prezzo altissimo.Quanto?

Crederci sempre, e non lasciarlo svanire.

E ora scusate, mi devo spostare con il mio carrettino, sta arrivando il vigile, non vorrei prendere la multa – si vede che è uno che non sa sognare. Certo mi piacerebbe vendergli un sogno… quando ci riesco in questi casi, credetemi, è una soddisfazione enorme.

Ma no, capisco che non è giornata.

E allora riprendo il mio cammino.

“Sogni, sogni belli! Venghino, signori, venghino, vendo sogni……. sogni belli, sogni!”.

E.T

Avete mai incontrato un “venditore di sogni?” State attenti a ciò che vi circonda: il suo carretto può essere ovunque ☺️

Del resto, Tutti abbiamo un sogno, anche se a volte è nascosto.

Bisogna però saperne pagare il prezzo.

Crederci, e non lasciarlo svanire.

Siete disposti a farlo?

 

Elena

Su fine agosto e sull’arte di sognareultima modifica: 2018-08-28T18:21:59+02:00da enni-t
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6 pensieri su “Su fine agosto e sull’arte di sognare

  1. Senza sogni che vita sarebbe? Senza mete da raggiungere, senza traguardi da tagliare sarebbe una tristezza, un passare il tempo anziché viverlo con entusiasmo.
    I sogni, a ogni età, sono il sale della vita.

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