Giornata Mondiale della Terra: consigli utili per proteggere il nostro pianeta

Oggi è la Giornata Mondiale della Terra, un giorno dedicato a portare l’attenzione di tutti, governi, aziende, persone, sull’importanza (ormai diventata  necessità) di preservare il nostro pianeta e le sue risorse naturali

 

 La natura ci avvolge, ci coccola, ci nutre, ci consolati sostiene, ci fa stare bene, ci rende felici.

Ma noi cosa stiamo facendo per la Terra?earth-2113656_1920

Quest’anno il tema della giornata è “riparare il danno” ; ormai, purtroppo, è quello che possiamo e dobbiamo fare.

Occorrono importanti interventi a livello governativo, aziendale, in tutti i Paesi.

Ma è anche necessario che ognuno di noi faccia la sua parte. Dai. ormai l’ attenzione a gettare i rifiuti in modo differenziato e corretto dovrebbe essere un’abitudine acquisita, così come muoversi il più possibile a piedi o in bici;  e anche per i consumisti più incalliti è ormai facile trovare, ad esempio, alternative alla plastica o agli oggetti usa-e-getta (adatti anche ai più pigri o a chi non ha tempo) ad esempio:

  • acqua: bottiglie di vetro, filtri, casette dell’acqua in molti comuni;
  • per chiudere i recipienti da riporre in frigo al posto della pellicola ci sono dei panni avvolti in cera d’api, modellabile.
  • per struccarsi al posto dei tradizionali dischetti se ne trovano in cotone o in bambù, lavabili e riutilizzabili;
  •  molti prodotti per l’igiene si trovano in formato “solido” quindi senza imballo (shampoo, balsamo, bagnoschiuma, ho trovato anche il detersivo per i piatti!);
  • la carta forno può essere sostituita da tappetini riutilizzabili…
  • si può pensare di tornare ai fazzoletti di cotone … e si sono inventati persino i cotton fioc riutilizzabili (su questo ammetto ho molte resistenze)

Alcuni di questi rimedi non sono forse ancora il massimo, ma insomma, è pur sempre un primo passo verso una vita più sostenibile E anche questo contribuisce alla nostra felicità

E voi? Cosa ne pensate? quali sono le alternative più utili, o anche solo curiose o strampalate che avete trovato? 

scrivetelo nei commenti, raccogliamo idee!

#gironatamondialedellaterra  #bastascuse #riparareildanno

 

Rinascere

Rallegrati,

quando a volte non ne puoi più,
Se senti forte l’impulso di viaggiare,
di correre, di sognare.
Se ti senti le ali tarpate.

Se gli abbracci ti mancano come l’aria
Se hai bisogno di aria, di respirare senza mascherine,
Di indossare scarpe nuove per percorrere nuove strade.

Rallegrati.

E’ la vita che sussulta e preme.

E torneranno,
sì, torneranno,
i prati che si risvegliano a primavera,
il mare e il cielo,
e tra vento e nuvole
nuovamente si apriranno orizzonti.

Perchè se c’è inverno c’è poi primavera
e al venerdì santo,
dopo tre giorni,
sempre, sempre
ritorna la Pasqua.

E, nonostante tutto,
ciò che si respira a primavera
è un intimo e profondo
senso di rinascita.

E’ la vita che scorre.

89900AE5-2C5E-4F80-8E43-B64B4D66FA19

Del cucinare e dei piatti pronti

Da un po’ di tempo mi cullava, un po’ oziosamente, l’idea di mettermi a dieta (che idea originale, vero?)

Però….

Questa non va bene perché si mangia solo miglio.
Questa no perché ha solo proteine e niente carboidrati.
Questa nooo, troppi carboidrati, ma si può?
Questa è troppo triste.
Quest’altra prevede solo cibi esotici e costosi.
Questa è base di cavoli e radicchio, non se parla nemmeno.
Questa è troppo punitiva…

Insomma, ogni scusa era buona per non cominciare.

E poi ne ho trovata una non triste, molto varia, sana, colorata, persino gustosa e anche divertente, perchè mi ha messo in contatto con molte altre persone, alcune diventate vere amiche: uno stile di vita più che una dieta. Evvai!

Certo ci sono alcune rinunce: ovvio, niente dolci, niente vino… ma insomma una dieta è pur sempre una dieta.

L’altro problema è che per essere varia, sana, colorata, gustosa ecc…. occorre cucinare tanto (per i miei standard). Insomma, niente scorciatoie e soprattutto.. niente comodi piatti pronti!

Si, ma cosa c’entra tutto questo con il counseling ?

C’entra, c’entra.
Ci sono molte affinità tra il cucinare e il counseling!

Quando parlo per la prima di volta con qualcuno di counseling o comunque di crescita personale, mi accorgo molto spesso, dalle domande che mi vengono poste, che le persone vorrebbero avere una bacchetta magica che risolva in un istante tutti i loro problemi. E storcono il naso quando si rendono conto che così non è.

In pratica, si aspettano la “dieta miracolosa” rapida, senza rinunce, senza fatica, e a base di piatti pronti (e senza cavolo e senza radicchio).

E017B361-C543-481A-9B3B-38D70907250C

Non è così, niente bacchette magiche purtroppo.

Però quando iniziano a rendersi conto:

– che ogni progresso richiede un cambiamento, piccolo o grande che sia e di uscire da quelle abitudini che magari ci fanno sentire nostro agio, ma che possono non essere funzionali per raggiungere i nostri obiettivi;

-che impegnarsi per la propria crescita può essere sicuramente faticoso, talvolta, ma che poi i risultati premiano,

– che alla fine gran parte del risultato dipende solo da noi,

allora diventa tutto più semplice. Il primo passo è compiuto.

E poi?

Poi succede che ogni risultato positivo sprona a proseguire, proseguire comporta raggiungere nuovi risultati, nuovi risultati incitano a proseguire…. e così via. Diventa uno stile di vita, non più “una dieta”.

Certo, ci saranno rinunce, fatiche, bivi, periodi di sconforto e battute d’arresto, ma una volta iniziato, impegnandosi, non scoraggiandosi, quegli obiettivi che inseguiamo da tanto, quei cambiamenti desiderati arrivano.

E ci prende gusto.

63C8F2E0-E25C-4EE0-A319-EC33A2CB9339

Proprio come cucinare può dare soddisfazione, è un gesto creativo, che a volte richiama alla mente antichi rituali, gestualità dimenticate. Odori, colori e sapori si mescolano tra di loro per assumere nuove forme e consistenze: partendo da pochi ingredienti si possono creare capolavori. Con molta più ricchezza e gusto rispetto a un piatto pronto!

E il counseling in fondo è come cucinare: riscoprire le risorse che tutti a noi abbiamo a disposizione (tutti) e creare un’ opera d’arte autentica e d’autore: la nostra vita.

Con un pizzico di sapienza, di saggezza e, indispensabile, un tocco di giocosità.

E a voi piace “cucinare”?

“Mi hanno rubato il futuro”? Ma anche no!

“Mi hanno rubato il futuro”

E’ una frase che si sente molto, in questi giorni.
A maggior ragione ora che una nuova ondata di contagi allontana ancora la speranza di una prossima fine di questa (malefica!) pandemia.

Sono giorni in cui i sogni nel cassetto, i progetti, gli obiettivi che avevamo sembrano aver perso la propria consistenza, in giornate “fotocopia” che si succedono da ormai più di un anno.

E’ una sensazione che non ci fa stare bene, può creare ansia e stress (non a caso l’uso di ansiolitici è parecchio aumentato nell’ultimo anno ). Spesso ci si sente svuotati, privi di energia.

Sembra quasi di vivere in un mondo parallelo che non ci appartiene e da cui non possiamo fare altro che osservare la nostra “vera” vita allontanarsi…

E voi, come state vivendo questa (ennesima) ondata di chiusure e contagi?

Provate un senso di oppressione, con poca voglia di reagire?
Oppure di impotenza, inadeguatezza, inutilità?
Provate stanchezza, irritabilità, noia, cattivo umore?
A che livello è la vostra gioia di vivere, di leggerezza, di ridere?
E le vostre relazioni, i rapporti sociali?
Che rapporto avete con il vostro corpo? Mangiate troppo o troppo poco, fate movimento fisico?

A solo leggere questa lista sento l’energia calare a picco… eppure sono stati d’animo che prima o poi quasi tutti abbiamo provato in questo periodo.

ma…

Fermi tutti!

C’è una buona notizia.
Uscirne si può!

Come?

Adottando nuovi approcci, nuovi punti di vista.
Riconsiderare il presente, il passato e il futuro.
Non più concetti statici e prestabiliti, ma stati fluidi, impermanenti, da comporre e scomporre in continuazione.
Ciò che è stato non è per sempre, così come ciò che è ora e ciò che sarà domani.
Tutto scorre, tutto muta, tutto si disfa e si crea in ogni istante.

Questo periodo ci sta dando l’opportunità di capire che cosa è importante per noi e che cosa lasciare andare.
Di non dare più per scontate molte cose.

Può sembrare destabilizzante, e in parte lo è, ma è anche una grande opportunità: la capacità di prendere in mano la propria vita, nonostante tutto. Con responsabilità (respons- abilità: capacità di trovare risposte).

E’ il momento per compiere i primi passi per riaprirci anche al mondo esterno, alla vita. Trasformare pensieri e parole in piccole azioni.

Due grandi aiuti possiamo ottenerli dalla mindfulness, cioè dall’attitudine di vivere nel momento presente e da esercizi di respirazione.

La mindfulness ci aiuta a non preoccuparci.
ll respiro, che è fluidità e, allo stesso tempo, è un punto fermo a cui ancorarci nell’impermanenza di questo tempo.

beach-1852945_1920

Quando ci sentiamo oppressi, fermiamoci in un angolo tranquillo, con una musica che ci fa stare bene, concentriamoci sul nostro respiro, chiudiamo gli occhi e immaginiamo di trovarci immersi dolcemente in un fiume o in un lago fresco e pulito; proviamo a sentire l’acqua che scorre sulla nostra pelle. Ascoltiamo l’andamento del nostro respiro, anche l’aria fluisce nel nostro corpo, in una brezza gentile.
Tutto scorre.
Creiamo un piccolo spazio interiore in cui stare bene, liberi: un posto speciale che ci accoglie, ci protegge, ci purifica.

E poi, almeno qualche minuto al giorno, coloriamo, balliamo suoniamo, cantiamo, ridiamo.
Non è superficialità, anche nei momenti difficili.
E’ trovare leggerezza anche tra i sassi.
E’ celebrare la vita.

Prendiamoci cura di noi stessi
E recuperiamo i nostri sogni, il nostro futuro, il nostro presente.

Vi aspetto con gioia,
Elena

Il diritto ad essere infelici

Immagine

L’infelicità è “un diritto”?

Mi sono arrivati da tante parti, in questo periodo, sia direttamente che indirettamente, messaggi un po’ provocatori sulla felicità. Uno in particolare mi ha colpito:

“Eh già, tu parli di felicità, ma come si può essere felici in questo periodo, tra Covid, crisi, cattiveria imperante, obblighi ecc..? Io proprio non voglio essere felice, rivendico il mio diritto ad essere infelice. Ogni volta che sento parlare di felicità, di buoni sentimenti, ecco, proprio non ce la faccio. Provo un senso di fastidio, quasi di nausea.  Sono infelice, sì, e non me ne pento”.

Se questa frase mi ha colpito è perché, ammetto, mi ci sono in parte rispecchiata. E la cosa mi ha messo un po’ in crisi, ovvio. Ma come, vado predicando che la felicità è a portata di tutti ed ora reclamo anch’io il diritto ad essere infelice?

Sì.

broken-heart-2084321_640Ho vissuto, come tutti, la difficoltà del lockdown, il senso di pesantezza e di estraneità al mondo, la preoccupazione, il distanziamento, il dolore e ho visto la stessa cosa negli occhi di chi mi era vicino. Ho avuto un lutto importante. Ho dovuto liberare  in fretta e furia la casa dei miei nonni, buttando via ricordi di anni e anni. Tutto questo mi ha causato un gran calo di energia, molta rabbia. dolore:  probabilmente sì, infelicità.

Ma è giusto così. Non si può reprimere il dolore, e nemmeno la rabbia. La società di oggi mal vede il lutto, eppure è giusto viverlo. 

C’è un però. E’ giusto reclamare, in questi momenti, il diritto ad essere infelici, a rinchiudersi in se stessi, e sì, se vogliamo anche ad autocompatirci  un po’ (poco, eh?). Ma con la piena consapevolezza  delle nostre emozioni, riconoscendole, dando loro un nome. Non permettendo loro di diventare non un fine, ma di viverle  come un mezzo.  Non permettiamo di farci sopraffare. Viviamo il lutto, viviamo “l’infelicità” proprio per lasciarla scorrere via.

E ricominciare.

Non è un caso che pubblico questo post il 31 agosto. Per molti domani, settembre, è considerato un inizio di anno, un nuovo inizio, una ripartenza. 

Il momento giusto per scrollarsi, recuperare energia, ricominciare appunto;  e vedremo come fare.

Ognuno con il suo tempo, è tempo di rifare pace con il concetto che, se abbiamo diritto all’infelicità, altrettanto, se non di più,  abbiamo diritto alla felicità.

Proviamo questa sera a prenderci pochi minuti per respirare profondamente. Iniziamo a riappropriarci della nostra energia interiore, quella più pura, più profonda, più nostra.

In fondo, la felicità è una “cosa” pratica, che si può imparare e  costruire, giorno per giorno. Diritto all’infelicità compreso (anche questo fa parte del viaggio: l’importante è, come sempre, saper ripartire).

A presto,

Elena

 

 

 

Foto di morgan harper nichols per pixabay

 

Breathwalking: quando i passi si fondono con il respiro

Immagine

Basta entrare in un bosco, a volte, per sentirsi diversi, trasportati in una dimensione che trascende il pensiero, le preoccupazioni e ogni quotidiana abitudine.

Basta che la strada asfaltata cominci a fondersi con il sentiero appena battuto, che le case lascino posto agli alberi, che la polvere di asfalto diventi polvere di terra e tutto cambia.

Basta ascoltare il silenzio. All’inizio stordisce. Poi, a poco a poco,  i suoni prendono forma: gli uccelli che cantano, il fruscio delle foglie mosse, i ramoscelli spezzati sotto le scarpe. Le rane negli stagni, l’acqua danza nei torrenti. Come singoli strumenti fusi in un’orchestra riempiono  il cuore di silenzio e di pace.

Basta guardarsi intorno, e lasciarsi stupire come bambini, e come bambini lasciarsi andare e giocare, gli occhi vedono cose consuete, eppure mai viste prima.

Basta respirare. Nel bosco, l’aria è diversa, sembra frenata dagli alberi, ovattata e fresca allo stesso tempo. Gli odori sono più intensi. Qui, dove il mondo sembra lontano e così incredibilmente presente, ti ricordi di respirare, il tuo corpo te lo ricorda, hai fame di questa aria, chiedi che ti riempia i polmoni, la vuoi sentire. E’ quasi un istinto coordinare il respiro con i passi. 

Basta lasciarsi cadere morbidamente sulla terra per assorbirne l’energia.

Tutto diventa armonia

E’ un rituale di pulizia dell’anima. 

Rigenera, riequilibria, nutre, ritempra.

Sembra magia, e forse un po’ lo è.

breathwalking

Si chiama “breathwalking” e non è una semplice tecnica, o un esercizio aerobico. E’ prendere coscienza del mondo esterno e di noi.  E’ lavoro con il respiro, è mindfulness.  E’ counseling.  E’ tutto questo, e molto di più.

 

Dove: a Milano e a Cernusco sul Naviglio.

Contattami, lasciandomi se vuoi  la tua mail, se sei incuriosita/o e vuoi provare

Ti aspetto con gioia,

Elena

7 gennaio, anno nuovo, orizzonti aperti

Immagine

Il 7 di gennaio è sicuramente una delle date più odiate sul calendario di ogni anno, tranne, forse, per chi proprio detesta cordialmente le feste di fine anno.

Il 7 di gennaio, infatti, finiti i bilanci di fine anno e redatta la lista dei buoni propositi. è il giorno-senza-più-scuse: ci si deve dare da fare (beh, resta sempre l’alternativa di far finta di niente… ma in genere ciò accade dopo qualche giorno..)

Fare, fare, fare…

Quanta parte della nostra lista di buoni propositi è composta da “azioni”?

E se ci ricordassimo, invece, di lasciare uno spiraglio aperto sulle possibilità, inaspettate, impensate, impreviste? Prevediamo uno spazio per ascoltare, noi, gli altri, il mondo: potremmo rimanere sorpresi.

Ho guardato nel mio corpo in profondità

e ho trovato una montagna,

la vetta altissima nascosta da nebbia

e nuvole,

ho trovato un fiume che scorre giorno e  notte

verso il mare,

ho trovato una galassia

che si muove silenziosa,

con milioni di stelle.

Thich Nhat Hanh

 

IMG_0375

La felicità stessa è spesso imprevedibile e non dipende solo dal “fare” (non è che mettendoci a dieta automaticamente saremo felici…). E’ aprendo la nostra mente e il nostro cuore che creiamo i nostri orizzonti,  le nostre possibilità

Ogni tanto, quindi, lasciamoci semplicemente vivere, non passivamente, ma semplicemente con spirito aperto verso ill mondo, curioso verso la vita: accogliamo ciò che viene, con gentilezza. Impariamo ad affrontare gli ostacoli come sfide, ma anche a riconoscere la bellezza, i doni, le opportunità.

Che il nuovo anno possa essere per tutti noi una finestra aperta su orizzonti sconfinati.

49211307_10218186936374349_8472922288239411200_n

Elena

Di luce e di ombra, è ancora Natale…

Immagine

… beh, certo,  bella scoperta, Natale arriva ogni anno!

A volte si è  nello spirito giusto, tutte lucine, Babbini Natale e canzoncine,  altre molto meno, specialmente quando si vive un periodo non facile, o quando l’anno è stato particolarmente difficile. Proprio in questi casi sarebbe utile prendere tempo per noi (alla faccia dei pranzi, della corsa ai regali, dell’indigestione di parenti, di buonismo e di Babbi Natale)).

Quindi respiriamo e… keep calm, è solo Natale!

starry-1227876_640

Quest’anno, l’albero di Natale,

lo carico di  tutte le cose che nell’anno sono andate storte.

 

Le difficoltà, i momenti di rabbia, di noia, di disperazione.

Tutti quei giorni interminabili in cui mi sono sentita sola.

 

E tutte quelle volte in cui ho detto “basta!”

e tutte le strade che ho attraversato,

i bivi che mi hanno costretta a scegliere

e i paesi che ho lasciato alle spalle

 

Tutte le lacrime che ho versato,

tutte le ginocchia sbucciate sull’asfalto.

E quel sordo dolore per ciò che non capisco,

per chi ho dovuto  lasciare andare

per quei passi che piano si allontanano

lasciando  indietro una ferita

e una ruga  in più sulla fronte.

 

Ma una volta che ho adornato il mio albero

di questi addobbi opachi,

non dimentico  le luci

 

di tutte le persone che ho amato

e di chi mi ha amato

dei momenti di gioia,

delle risate,

degli abbracci senza fine

degli sguardi complici

del calore del fuoco e del fresco della neve

della soddisfazione per i progetti realizzati

di tutte le volte che mi sono sentita grata

o insensatamente felice.

Le luci della musica, della danza e del vento,

dei respiri profondi nell’aria tersa,

di un prato in cui rotolarsi a primavera

colmo di sogni da percorrere a perdifiato.

 

Ogni momento ha il suo spazio sull’albero,

ma che siano le luci

ad accendersi e a scaldare l’ombra

 

Alla fine ciò che rimane veramente

sia solo tenerezza.

 

Buon Natale 

Eleonor Oliphant sta benissimo (come la gentilezza può cambiare la vita)

Immagine

 

Ecco un libro che vi consiglio davvero. Un bellissimo romanzo, di quelli che non lasciano indifferenti.

Si Intitola “Eleonor Oliphant sta benissimo”, ed è è stato scritto da una autrice esordiente,  Gayl Honeyman, edito in Italia da Garzanti.

 

9788811672364_0_0_300_75

 

 

Ma che cosa vuol dire, per Eleonor, stare bene?

Che poi: “Sto bene” …..im-fine-1470450_640

A volte quando ti chiedono “come stai?”… alzi la mano a hi è capitato di rispondere “sto bene” anche quando verrebbe  voglia di dire “sto male, anzi malissimo”. Perché si sa già che nella maggior parte dei casi chi ti ha posto la domanda non ha veramente intenzione di sapere se e quanto stai bene o male. La risposta corretta  e universalmente accettata è “bene”. 

Al massimo potrebbe essere un “bene, dai” o un “facciamocela andare bene” accompagnata da un sospiro rassegnato. E questo è accettabile: vuol dire “va tutto a rotoli, ma vedi come sono forte/paziente/rassegnato/santo/santa? me la faccio andar bene”… ed esonera l’altro da indagare.

Il brutto è che a volte rispondiamo “sto bene” anche a noi stessi. 

E ci crediamo davvero. 

Ma è davvero così?

Eleanor Oliphant sta bene.

“Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.

Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. 

Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.

E se me lo chiedete, infatti, io sto bene.

Anzi, benissimo.

O così credevo, fino a oggi”.

A volte ci trinceriamo dietro un tutto nostro “va bene”. Ci creiamo routine, abitudini che ci aiutano ad arrivare a sera senza troppi pensieri. Ci nascondiamo dietro dipendenze, in casi più gravi. E’ una morbida corazza che ci protegge. A volte dura tutta la vita.  Una sorta di ovatta in cui avvolgere le nostre emozioni, per non ascoltarle troppo. A volte capita qualcosa che ci scuote. E non necessariamente è qualcosa di sconvolgente.

Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita.

E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato.

Forse il “tutto” che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.

Anzi: benissimo… (…)

Per Eleonor Oliphant inizia un viaggio, non semplice ma necessario, alla ricerca della sua verità, della sua vita. Un viaggio che la porterà a toccare il fondo per poter poi riemergere.

stop-2816449_640Stop!! Non dico più niente del libro, perché “Eleonor Oliphant sta benissimo” merita davvero di essere letto, scoperto pagina dopo pagina (e senza spoiler!). Una protagonista e una storia che rimangono nel cuore; il dramma, la solitudine e la rinascita di Eleonor sono raccontati con una semplicità disincantata, disarmante,  con una garbata ironia a tratti pungente. 

Solo una considerazione finale.

Il cambiamento di Eleonor ha inizio da un gesto di (comune) gentilezza.

Si, gentilezza.

In un mondo in cui “gentilezza” è troppo spesso sinonimo di “debolezza”, quando veniamo a contatto con il suo potere dirompente rischiamo di uscire scioccati.

Perché la gentilezza è un potere sottile, è contagiosa. E chi ne viene contagiato spesso si ritrova a sua volta a compiere gesti di gentilezza… 

Non sottovalutiamo questo potere.

Coltiviamo la gentilezza, cerchiamola, diffondiamola!

Pratichiamo la gentilezza:  verso di noi, verso gli altri.

E poi annotiamo come ci sentiamo.

Sicuramente: bene.

Anzi, benissimo!

Uno dei regali più grandi nella mia vita…

Immagine

 

…anche se all’inizio, a dirla tutta, proprio un regalo non mi è sembrato. Anzi.

 

Talvolta nella vita sembra che tutto si fermi.

Immaginate la scena: state viaggiando con la vostra automobile e, senza motivo apparente, senza pensarci, d’improvviso frenate bruscamente. Non è piacevole! E vi trovate fermi, a domandarvi perché mentre le altre macchine vi sorpassano strombazzando a tutto volume (e magari, anzi probabilmente, non sono solo colpi di clacson che volano).⁉️

Non le vedete nemmeno.  Sapete solo di essere fermi, ma con una gran voglia di correre.

Ci si trova spettatori della propria vita, spettatori del proprio copione. Talvolta con effetti devastanti.

sense-3277815_640

Avevo poco meno di 40 anni quando mi è capitato. Nel frattempo mi ero diplomata, “vaccinata”, laureata, sposata, partorito tre volte e traslocato almeno altrettante volte, passato attraverso lutti, cambiato lavoro, cambiato città. Non posso certo dire che sia stata una vita monotona, e nemmeno priva di soddisfazioni, anzi, eppure, quando mi sono chiesta come sarebbe stata raccontarla ad altri. mi è venuto da sbadigliare al solo pensiero. 

Poi un giorno, su una rivista, mi sono imbattuta in un’intervista a una signora 80enne che raccontava come, raggiunti i 40 anni, di fronte alla “sua” brusca frenata, si fosse chiesta che cosa avrebbe fatto nel resto della sua vita. Bene, ha ripreso a suonare il pianoforte ed è diventata concertista. Mi spiace davvero molto non ricordarne il nome, perché le devo molto: avermi condotto a pormi la stessa domanda.  Mi ha reso consapevole di quanto sia importante non smettere mai di sognare, di mettersi alla prova, di reinventarsi.

Ovviamente, era qualcosa che già stava maturando in me. E’ proprio curioso come a volte sembra “per caso” di trovarsi davanti a uno specchio (nel mio caso un articolo di giornale) e di vedersi per la prima volta.

L’impatto di questa scoperta non è sempre stato facile: è stato l’inizio di un periodo di crisi, di cambiamento che mi ha creato, in principio, quasi  più problemi che soddisfazioni. Però ora, ripenso a quegli anni  con una sorta di tenerezza e di gratitudine, perché mi hanno portato a riconoscere chi sono, a lasciarmi indietro abitudini e credenze, convinzioni e giudizi che mi bloccavano, ad abbandonare copioni che non mi appartenevano più; ad avere più fiducia in me stessa, a dedicarmi alle mie passioni, magari lasciate un po’ in disparte, come la scrittura ad esempio.

Ho scoperto che è possibile reinventarsi, rispolverando talenti, concedendosi possibilità, andando alla ricerca di nuovi angoli dell’anima e del cuore tenuti nascosti, allineandosi ai propri valori, scoprendo nuovi punti di vista, accettando a volte e a volte ribellandosi. 

Tutto questo grazie all’impegno personale, è necessario voler mettersi in gioco, certo, ma ho imparato anche l’importanza,  in questi momenti, di saper chiedere aiuto.

Grazie quindi al counseling, al breathwork, riprendere il contatto con il mio respiro è stato fondamentale, alla mindfulness; sono grata a chi mi ha accompagnato in un percorso di crescita personale – poco  astratto e molto funzionale- un viaggio incredibile e con risultati che non avrei mai immaginato, lo stesso viaggio che vi propongo ora nei miei percorsi.

Mi è stata regalata una domanda; e la forza e la curiosità di cercare la risposta, la mia risposta.

Un punto interrogativo che ha segnato una svolta, un nuovo inizio.

Un dono importante, uno dei più preziosi che abbia mai ricevuto.

Vi voglio rilanciare allora questo dono: che possiate trovare anche voi la risposta alla “vostra domanda”.

L’avete già trovata?

 

Vi aspetto come con gioia: nei commenti, se volete scrivetemi:

bottegafelicitacounseling@outlook.it

Elena