“Flow”: il flusso della felicità

Ci sono alcuni momenti in cui, più che in altri, ci sembra di toccare con mano la felicità.

Se vi chiedessi qual è un’immagine che collegate al concetto di felicità, magari può venirvi in mente una sdraio in una spiaggia caraibica, oppure un pigro pomeriggio alle terme, o ancora ascoltare musica rannicchiati nella propria poltrona preferita… e sono  tutte situazioni estremamente piacevoli e gratificanti (e auspicabili!).

Ma proviamo ora a chiedere a un musicista, a un poeta, a un ciclista che cosa è per loro la felicità.

musician-349790_640Per il musicista è quel particolare momento in cui sta componendo una canzone in cui le note sembrano uscire da sole e armonizzarsi meravigliosamente, in un flusso incessante e fluido, in cui il tempo non esiste, la vita quotidiana non esiste, non c’è fame, sete, pensiero fatica, disagio, che possa distrarre da questo stato di grazia, di ispirazione, di creatività.

Lo stesso è per il poeta, quando le parole si intrecciano tra loro come per magia, dipingendo immagini, creando versi.

O per il ciclista, quando diventa tutt’uno con la sua bici, con la strada, con il sentiero, con la sfida che affronta durante il percorso, con le salite e le discese e i sassi da evitare e il vento da rincorrere, quando le gambe “girano” con scioltezza e agilità, quando la fatica è solo parte del gioco.

Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha così sintetizzato questa particolare esperienza totalizzante:

“The best moments in our lives are not the passive, receptive, relaxing times… The best moments usually occur if a person’s body or mind is stretched to its limits in a voluntary effort to accomplish something difficult and worthwhile”.

Che tradotto (più o meno letteralmente) significa:

I momenti migliori della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti… I momenti migliori di solito si verificano se il corpo e la mente sono spinti ai loro limiti nello sforzo volontario di realizzare qualcosa di difficile e per cui ne valga la pena.

Csikszentmihalyi chiama “flow” questa particolare condizione in cui siamo talmente concentrati su ciò che stiamo facendo (che sia comporre una musica o correre una gara di mountain bike) tanto da perdere la cognizione del tempo, del luogo, forse anche dello spazio. Nella fase di flow si sperimenta una sorta di sensazione di abbandono, di dedizione totale a ciò che si sta facendo. Ci sente entusiasti, gratificati, positivi. Ci si percepisce in grado di superare la sfida con le nostre personali risorse.

La capacità di entrare “nel flusso” dipende molto dalla valutazione soggettiva che abbiamo sia della situazione che dobbiamo affrontare che delle nostre capacità. Se la sfida ci sembra eccessiva può nascere ansia, se la riteniamo troppo di basso profilo, o di routine può insorgere la noia. Se sfida e risorse sono ritenute coerenti, equilibrate, ci sono i presupposti giusti per entrare nel “flow”.

Un primo passo per essere felici è mettere al bando la pigrizia e l’indolenza. Bisogna saper dire sì alla vita e non solo quando le cose vanno bene, anzi forse a maggior ragione quando si presentano disagi, difficoltà, ostacoli: accettiamo la sfida!

Tra l’altro, una volta completata la sfida si sperimenta uno stato di pace che nasce dalla consapevolezza di essere stati in grado di utilizzare al meglio le nostre risorse. E si apprezzano maggiormente anche i momenti di ozio e di riposo.

Che poi, a mio parere, si può entrare “nel flusso” anche in situazioni non necessariamente attive: quante volte capita semplicemente osservando un tramonto o  un paesaggio mozzafiato.

Si può  imparare a sperimentare questa condizione di estrema concentrazione e fluidità anche la vita di tutti i giorni , anzi forse questa è LA vera sfida.

A me capita, ad esempio, quando scrivo, ma anche quando passeggio e guardandomi  intorno mi sembra di immergermi completamente nella natura; quando organizzo un viaggio; mi capita anche quando prendo tempo per me ed entro in contatto con il mio respiro; quando mi occupo di counseling e, quando proprio sono in stato di grazia, persino quando lavo i piatti!

Quali sono i momenti in cui vi sentite “nel flusso”?
Condivideteli nei commenti!

E se volete approfondire come il counseling, il respiro e la mindfulness possono aiutarvi, se volete iscrivervi alla newsletter, contattatemi:

bottegafelicitacounseling@outlook.it

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Dedicato ai musicisti, ai poeti, ai ciclisti e a chi ama la vita anche quando lava i piatti

Elena

Blue Monday? No, grazie… mi basta un comune lunedì!

In un calendario pieno normali lunedì, spesso già difficili da digerire, ci mancava soltanto che qualcuno si prendesse la briga di inventarsi un “Blue Monday”, ovvero il lunedì più triste dell’anno.

monday-1145495_640_FotorChe poi, a dirla tutta, pare che si tratti dell’ennesima bufala: la leggenda del “Blue Monday” è nata dalla campagna pubblicitaria di un’agenzia di viaggi inglese, creata ad hoc per promuovere settimane bianche e vacanze invernali. Per inciso, dal momento che è stato dimostrato che quando si è infelici si tende ad acquistare di più, si tratterebbe di una trovata un po’ perfida, ma in qualche modo persino geniale.

Eh si, già il lunedì non è esattamente quel che si dice il giorno più amato della settimana, ci mancava pure qualcuno pronto a ricordarci che è pure il lunedì più infelice dell’anno (le motivazioni: Natale è passato, il conto in banca si è svuotato, siamo tutti a dieta…)

Come sopravvivere a tale catastrofe?

Anche qui si trovano in giro consigli validissimi per stare bene: mangiare con calma, dedicare tempo a se stessi, non farsi prendere dallo stress, fare dello sport magari, bere tanta acqua, ma sono consigli validi in ogni caso.

Secondo me occorre invece accettare che è lunedì (blue o meno) e focalizzarsi sui risultati: c’è sempre una soluzione, anche per il Blue Monday.

fullsizeoutput_e58Quale?

Semplice: domani è martedì!

…..Bye bye Blue Monday!!

2018

Buon Anno!

Ho aspettato un po’, per gli auguri.
Ho atteso, un po’ perfidamente forse, il momento di passare dai buoni propositi all’azione.
Nel frattempo, del resto, eravamo in “buona” compagnia. Dappertutto sono infatti fioriti articoli su questi (benedetti) buoni propostiti: come farli, come non farli, è utile farli, è assolutamente inutile, vi cambieranno la vita, no, anzi, sono destinati a fallire in ogni caso. Come spesso accade, si trova il tutto e il contrario di tutto, e in ogni posizione c’è pure del vero.

Come siete messi con i vostri buoni propositi per l’anno nuovo (legittimi e anche auspicabili)?

E’ facile ritrovarsi persi nelle vecchie abitudini, vero?

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Mi sono sempre piaciuti i quaderni bianchi.
Mi eccita l’idea di scriverci parole nuove, in bella calligrafia,
Un mondo nuovo e nuovi percorsi.
Mi immagino di riempirlo di disegni colorati, e fotografie da incollare.

E mi irrita la prima cancellatura, il primo sgorbio mi demoralizza. Tutto diventa presto “normale”, perde l’odore di nuovo per assumere quello della consuetudine.

E’ un po’ così anche l’anno nuovo.

Per questo vi auguro un quaderno nuovo, e una pagina nuova per ogni giorno di quest’anno.  E vi auguro il coraggio di scrivere parole nuove.

Sì, vi auguro coraggio.
Il coraggio, magari, di buttare all’aria i buoni propositi che avete fatto per l’anno nuovo, per seguirne anche soltanto uno, quello che vi emoziona, che vi fa battere il cuore.
Il coraggio di essere la goccia che fa traboccare il vaso, se vi permette di uscire dai vostri confini.
Coraggio di desiderare.
Coraggio di sognare, di sperare, di non mollare, di essere tenaci e flessibili.
Coraggio di sbagliare, per poi ricominciare.
Coraggio di avere paura, per poterla superare.
Coraggio di arrabbiarsi, per poi cambiare. Il coraggio di urlare al vento, il coraggio di amare. Il coraggio di lasciar andare,

Coraggio di dire di sì,  di dire di no, e di cambiare idea se lo si desidera.
Coraggio di viaggiare, per non fermarsi mai
Coraggio di stupirsi, di essere grati, di sapersi commuovere.
Coraggio di essere gentili

Coraggio di accettare di essere, talvolta, anche infelici. Trovando anche nei momenti di buio  il seme per costruire

il coraggio di essere felici

 

Buon (coraggioso) 2018!

Elena

Natale e felicità.

Non sempre Natale coincide con felicità.

Nel  mio caso, mi sono accorta che capita quando c’è qualcosa che stride con l’immagine di ciò che vorrei trovare a Natale. E’ così un po’ per tutti. Ci aspettiamo un momento di serenità (e ci ritroviamo  invece a navigare in un mare di guai); vorremmo affetto e condivisioni  (e invece si acuisce magari il senso di solitudine)… ed ecco che tutto lo spirito natalizio si disintegra in un nanosecondo.

Come sopravvivere al Natale, in questo caso?

Fermandosi. Respirando, Godendo pienamente attimo per attimo ciò che di buono questa giornata ci dona. E se proprio proprio ciò non è possibile, cerchiamo di ritagliarci in questo periodo un giorno, o anche solo qualche ora, non necessariamente a Natale, da dedicare a noi stessi.  Veramente a noi stessi.

Per ritrovare la nostra pace

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Tempo per noi, per poterci fermarci un attimo: il mio augurio per un Buon Natale!

 

 

Cercare o smettere di cercare?

Mi scrive una lettrice (che ringrazio per avermi contattato: e sì, è un invito a scrivermi i vostri pareri e le vostre impressioni!) contestandomi l’idea che la felicità vada cercata: per lei la felicità è qualcosa che arriva, specialmente quando non la si aspetta.  Non dipende da noi. Quindi, paradossalmente, meno la cerchiamo e più felicità arriva.

Vero. E falso allo stesso tempo.

E’ vero che accanirsi non porta la felicità, anzi, se diventa un’ossessione l’idea di essere felici porta all’esatto opposto, come tutte le volte che ci attacchiamo troppo a un’idea rischiamo di perderne di vista la sua stessa essenza. Del resto persino Buddha ci ricorda che non esiste una vita priva di sofferenze…e se lo dice lui…

Però possiamo scegliere, almeno nella maggior parte dei casi, sicuramente quando dipende da noi, quanto meno di non essere infelici: e non è poco.

Per tornare al viaggio: diciamo che  il viaggio alla ricerca della felicità non può essere…  una crociera, che per quanto bellissima, se vista come ricerca continua e ossessiva del divertimento, alla lunga stancherebbe e forse annoierebbe persino.

Piuttosto,  la ricerca della felicità è come una passeggiata in montagna: sentieri nel bosco che rasserenano, radure in cui correre a perdifiato, erba da annusare, fiumi da attraversare, sassi e fiori… Discese, ma anche salite, scivolate, ostacoli. Si cade e ci si rialza. Ci si stanca e a volte si riposa (e si mangia cioccolato per ritemprarsi!) … per arrivare alla fine e sentirsi in cima al mondo, circondati dal cielo!

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Eh, sì.

La felicità è quel senso (intimo e infinito) di far parte del tutto.

Parentesi (sono stata assente per un po’…)

Sì, sono stata assente per qualche mese, ed è stato un periodo importante.

Ho iniziato (ed ora concluso) un lungo tirocinio che mi ha portato, finalmente, a conquistare il diploma di counselor.

E’ stato un percorso che mi ha confermato che ciò che conta al mondo siamo noi, ognuno di noi! Tutti portiamo dentro un universo sconfinato e meraviglioso di emozioni, di turbamenti, di energia; tutti possediamo  un carico prezioso di risorse e di potenzialità che ci permetterebbero davvero di vivere una vita … felice, qualsiasi significato ognuno di noi dia a questa parola. Non sprechiamo tutto ciò, spolveriamo  ogni tanto la nostra vera identità, prendendocene cura, scoprendola, portandola alla luce, senza più tradirla.

Sono grata a ciascuna delle persone che ho incontrato, Ed ora sono pronta a riprendere con voi questo (in definitiva mai interrotto) viaggio alla ricerca della felicità.

Ma …vi siete mai chiesti che cosa sia, per voi, la felicità?

Non smettiamo mai di cercare la felicità

 

Un bellissimo filmato di Benigni sulla felicità (tratto dai suoi “dieci comandamenti”)

Non dobbiamo mai smettere di cercare la felicità, anche quando sembra impossibile. Mai. La vita va avanti e non si capisce come faccia: è un mistero, è molto di più di quello che possiamo capire noi, per questo resiste, altrimenti sarebbe finita da tempo. E noi lo sentiamo, lo capiamo, che da un momento all’altro potrebbe accaderci qualcosa di…

………..infinito………..

Inchiniamoci, dunque, a questo mistero, inchiniamoci alla vita.

Guardate questo video, vi prenderà solo pochi minuti: è emozione allo stato puro. Grazie, Roberto, irruento e vitale, come sempre, poeta contemporaneo e filosofo di vita.

Benigni conclude con una bellissima poesia di W. Whitman:

“Respirare l’aria, che delizia!
Parlare, passeggiare, afferrare qualcosa con la mano!
Essere questo incredibile Dio che io sono!
O meraviglia delle cose, anche delle più piccole particelle!
O spiritualità delle cose!
Io canto il sole all’alba e nel meriggio, o come ora nel tramonto:
tremo commosso della saggezza e della bellezza della terra
e di tutte le cose che crescono sulla terra.
E credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di lavoro delle stelle.
E dico che la Natura è eterna, la gloria è eterna.
Lodo con voce inebriata
perché non vedo un’imperfezione nell’universo,
non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male.”

 

Benvenuti!

Benvenuti in questo nuovo (e mio primo) blog, dedicato alla felicità.

Lo so: felicità è un termine scomodo. E’ sconveniente essere felici e, a volte, francamente impossibile, forse persino ingiusto. Sì, a volte, se si è felici,  ci si sente persino un po’ in colpa, di fronte a tutte le catastrofi del mondo… (ma, vedremo, c’è felicità e felicità).

Eppure sono sempre stata attirata da questo tema.

Quando ero una bambina, le suore dell’asilo mi insegnavano che la felicità non esiste: al massimo, dicevano, si può aspirare a una quieta, triste, serenità. Bene, sono stata sgridata: perché io proprio non ci volevo, non ci potevo, credere. E da quel momento,  mi sono sempre chiesta che cosa sia la felicità e, soprattutto, se sia veramente possibile essere felici.

In fondo, è un obiettivo che ho sempre avuto, e che credo appartenga un po’ a tutti.

Eppure crescendo, da adolescente,  ritenevo che essere  (teatralmente) infelice fosse drammaticamente molto più interessante che essere (banalmente) felice: la felicità raramente fa notizia. insomma, per natura e per educazione ho -o dovrei avere- un’anima tristarella.

E da grande, le preoccupazioni, le grane, le bollette, un lavoro grigio… c’è poco da essere felici!

Ma proprio per questo, proprio in questi momenti di crisi, proprio perché  la felicità non è per niente scontata, proprio per questo, la felicità è una sfida! E come tale la lancio; a me stessa prima di tutto, e anche a voi che siete capitati su questa pagina.

Per questo intraprendo questo viaggio, curiosando dentro me stessa, ma anche tra libri, film, siti, viaggiando nel tempo, ascoltando le conversazioni in metropolitana, le chiacchiere degli amici, le esperienze e tutto quanto è, o non è, felicità.

Senza cadere in trappole new age, ma con onestà, curiosità, attenzione, e rispetto.

E spero con anche il vostro apporto: raccontatemi la vostra esperienza, ne parleremo insieme!

Lancio la mia sfida, dunque,e parto alla ricerca del senso della felicità.